Servilismo, Anarchia e Senso del Dovere


Paskua - Anarchie

Paskua – Anarchie

Maurizio Viroli, professore di Teoria politica all’Università di Princeton,ha pubblicato recentemente un articolo su Il Fatto Quotidiano riguardo il senso civico. Nel suo ultimo libro La libertà dei servi (Laterza), descrive gli italiani come “servi” di Berlusconi – liberi di fare, scrivere, leggere e pensare tutto quello che desiderano, ma “in condizione di dipendenza (da Berlusconi) e quindi in definitiva di suoi servi”. In un paragrafo dell’introduzione Viroli riporta questo pensiero piuttosto pessimista ma al quanto realista al riguardo dei suoi compatrioti: “Noi italiani soffriamo di un malessere morale che ci affligge da secoli. Ad eccezione di una piccola elite che ha dato dignità alla nostra storia, siamo privi del significato di libertà morale”. Viroli riporta una citazione tratta dal libro di Carlo Rosselli del 1928 (Socialismo Liberale, Einaudi) per affermare che “secoli di servitù hanno fatto sì che l’italiano medio oscillasse tra l’atteggiamento servile e la rivolta anarchica. È carente del concetto di vita come fatica e missione, del concetto di libertà come dovere morale, e della consapevolezza dei limiti propri e altrui”.

Carlo  Rosselli sembra cogliere due aspetti fondamentali del carattere italiano, servilismo ed anarchia. Oserei dire che il primo è un elemento insito nella società italiana a causa della sua continua esposizione alla tradizione cristiano-cattolica – il sacrificio, la speranza nella redenzione futura, l’accettazione della sofferenza e del dolore come espiazione del peccato originale sono alcuni elementi  che Marx stesso considerava tipici del servilismo predicato dai principi sociali del Cristianesimo (K. Marx, Il comunismo del Rheinischer Beobachter). Il servilismo evocato da Rosselli oltre alla sua radice religiosa, deve la sua sedimentazione nell’animo italiano, e aimè forse in maniera ancora più marcata nell’animo meridionale, ad un fattore storico da non trascurare: la dominazione Normanna. Putnam nel suo famoso studio Making Democracy Work, (1993) prova a dimostrare come la dominazione normanna in Italia Meridionale abbia formato la società secondo le dinamiche tipiche della monarchia, impedendo così la nascita di una società civile, capace di partecipare in maniera attiva alla vita democratica del Paese. Se questo poi abbia influenzato l’intero Paese non possiamo dirlo. Sta di fatto che l’Italia di oggi sembra veramente aver smarrito quell’interesse per i grandi ideali e per quel senso di partecipazione alla costruzione di una società più giusta, egualitaria, inclusiva e democratica che forse ha vissuto solamente durante la resistenza al nazi-fascismo.

Sembra quella di oggi un’Italia in cui il servilismo ha avuto la meglio sul sentimento anarchico inteso come lotta sociale basata sulla presa di coscienza collettiva delle classi oppresse. Bakunin (Stato e Anarchia, 1873) affermava che proprio in Italia, più che negli altri paesi, avrebbe potuto nascere la Rivoluzione Sociale. Il carattere anarchico del popolo italiano, di cui parla Rosselli, non ha portato però ad una vera e propria lotta delle classi proletarie e contadine per l’emancipazione, quanto ad una sorta di ribellione all’oppressione dello Stato. Seppur si possa trovare uno spirito nobile nella lotta di resistenza dei briganti meridionali, delusi dalla rivoluzione garibaldina che prometteva benessere alla classe contadina, questo non ha permesso un sollevamento delle masse popolari.   L’unica rivoluzione sociale che c’è stata in Italia, salvo qualche parentesi storica in cui si è riacceso uno spirito collettivo, è quella portata avanti dai principi individualisti che hanno esacerbato fenomeni di corruzione e hanno pian piano affossato il senso civico di parte della popolazione.

Il periodo storico in cui ci troviamo oggi sicuramente non aiuta la rinascita della società italiana. Quindici anni di berlusconismo hanno reso la nostra società ancora più superficiale e irresponsabile. Una società in cui i principi e gli ideali vengono messi in secondo piano rispetto ad un arrivismo politico e sociale permeato di poco merito ma di tanto pressapochismo.  Chi lavora e spende le sue forze rispettando e seguendo i propri principi viene irriso perché non vicino alla realtà. Deridere i princìpi, e non averne alcuno, è però il tratto caratteristico di chi vive obbedendo alla volontà di un altro. Questa italica abitudine a scambiare la mentalità servile per realismo è una delle cause principali della nostra inettitudine a difendere la libertà politica e a lasciarci dominare. Fino a quando non lo capiremo resteremo una Repubblica sempre in pericolo di essere soffocata dalla corruzione. Se lasciamo che la violenza e la corruzione dilaghino, solo individui di grande coraggio, dei veri e propri eroi, sono in grado di opporsi. E spesso non ce ne sono, o non ce ne sono abbastanza. Per questo è assolutamente vitale, se vogliamo vivere liberi, coltivare la memoria non come culto del passato, ma consapevolezza dell’eterno presente: “La memoria guarda avanti; si porta con sé il passato, ma per salvarlo, come si raccolgono i feriti e i caduti rimasti indietro, per por-tarlo in quella patria, in quella casa natale che ognuno […] crede nella sua nostalgia di vedere nell’infanzia e che si trova invece in un futuro liberato, alla fine del viaggio” (tratto da Livelli di guardia Claudio Magris).

La società italiana deve pertanto recuperare il suo senso del dovere. Dovere inteso come impegno costante nel sostenere valori e principi che altrimenti verrebbero calpestati da quella parte della società che, secondo Franco Cassano in L’Umiltà de male, trova facile esaltare gli aspetti banali e superficiali dell’esistenza.  I diritti che la società del novecento ha conquistato con fatica in risposta ai fenomeni di affermazione di un capitalismo disumano, non devono essere considerati come qualcosa di scontato. E’ abbastanza evidente che una società democratica formata da cittadini persuasi di avere solo diritti degenera nel dominio dei prepotenti sui deboli, dei furbi sugli onesti, dei dissennati sui saggi: non più vita civile ma arbitrio dei potenti e dei prepotenti (Maurizio Viroli, l’Italia dei doveri).

Senso del dovere pertanto come risposta al servilismo e alla corruzione dilaganti.

Fonti:

– Intervista allo storico Maurizio ViroliAgli italiani manca il senso del dovere:

http://club.quotidiano.net/martina/intervista_allo_storico_maurizio_viroli_agli_italiani_manca_il_senso_del_dovere.html

 Claudio Magris, Livelli di guardia

 Maurizio Viroli, Gli italiani? Realisti miserabili:

  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/15/piazza-grande-gli-italiani-realisti-miserabili/170737/

– Franco Cassano, L’Umiltà de male

– Robert Putnam,  Making Democracy Work

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...