Reddito minimo garantito. L’insegnamento di Karl Polany


Il passato non troppo remoto ci svela gli effetti nefasti e allo stesso tempo positivi che una sbagliata implementazione del reddito minimo garantito possa avere sulla società. La Speenhamland Law del XVIII secolo, così come Karl Polany ci descrive, ne è un esempio, ma il reddito di base proposto da Milton Friedman e dai liberali negli anni 1960 nasconde le stesse insidie.  

Skurktur en Noruega

Negli ultimi mesi in Italia, così come in Europa, il reddito minimo garantito è ormai sulla bocca di tutti (vedi Movimento 5 stelle e SEL durante le ultime elezioni politiche), o almeno lo era. Infatti Il reddito di cittadinanza, o reddito incondizionato di base, soldi per campare dignitosamente o come si voglia chiamarlo, invece di esser messo al centro della discussione politica, ahimè, è rimasto un semplice strumento di propaganda politica, sia a causa dei ben noti eventi politici degli ultimi mesi, sia a causa della mancanza irrimediabile di profondità intellettuale della classe politica nostrana.

Sta di fatto che la sorte del reddito di base per tutti sembra essere una brutta copia di quella toccata al progetto di reddito minimo proposto da James Tobin negli Stati Uniti degli anni 70’: cavallo di battaglia della campagna elettorale repubblicana, abbandonato subito dopo la sconfitta subita da Nixon.

Un serio dibattito sul reddito minimo garantito è stato alimentato da reti e associazioni di cittadini, questo è vero,  ma pochi hanno tirato in ballo le esperienze passate del reddito incondizionato di base. Molti cercano di tirare degli spunti costruttivi dall’esperienza Indiana o da quella dei minima sociaux francesi, ma raramente si fanno discorsi o analisi concrete su modi, pratiche ed eventuali conseguenze che l’implementazione di tale sistema potrebbe determinare. Il dibattito risulta essere monco, appena accennato e poco esaustivo. L’effetto che è capace di suscitare è molto simile a quello che proverebbe una ragazza d’altri tempi che, udendo dei sassolini lanciati contro la sua finestra, si affaccia con impeto e scorge già lontano il suo corteggiatore che corre a gambe levate: insomma delusione e amaro in bocca… (…)

Forse confrontare gli scombussolamenti emotivi  causati dalla timidezza del corteggiatore d’altri tempi con quelli dovuti all’illusorietà del dibattito sul reddito minimo garantito non è proprio un paragone felice, e magari chi legge comincerà a porsi dei dubbi …  Quello che forse è più certo è che possano aumentare i nostri dubbi sul reddito minimo garantito, soprattutto se si da uno sguardo alle esperienze passate: la Speenhamland Law.

La Speenhamland Law: esperienza di reddito minimo garantito nel XVIII secolo

Nel diciottesimo secolo, in Inghilterra, patria del capitalismo moderno, la società resisteva inconsciamente a qualunque tentativo di venir trasformata in una mera appendice del mercato. Non era concepibile un’economia di mercato che non includesse un mercato del lavoro, ma fondare un mercato del genere particolarmente nella civiltà rurale inglese significava niente meno che la distruzione totale del tessuto tradizionale della società.

Durante il periodo più attivo della rivoluzione industriale dal 1795 al 1834 in Inghilterra la Speenhamland Law fu capace di impedire la creazione di un mercato del lavoro.

Il mercato del lavoro fu infatti l’ultimo dei mercati ad essere organizzato sotto il nuovo sistema industriale: In Inghilterra la mobilità sia della terra sia della moneta fu raggiunta prima della mobilità del lavoro. A quest’ultimo si impediva di formare un mercato nazionale con severe restrizioni legali alla sua mobilità fisica poiché il lavoratore era praticamente legato alla sua parrocchia. L’Act of Settlment del 1662 che regolava le cosiddette servitù locali fu liberalizzato soltanto nel 1795. Questa misura avrebbe reso possibile la formazione di un mercato nazionale del lavoro se non fossero stati introdotti nello stesso anno la Speenhamland Law o il “sistema dei sussidi”. La tendenza di questa legge era opposta, era diretta cioè ad una vigorosa riattuazione del sistema paternalistico dell’organizzazione del lavoro quale era stato ereditato dai Tudor e dagli Stuart.  I magistrati del Berkshire riuniti al Pelikan Inn a Speenhamland presso Newbury, il 6 maggio 1975, in un periodo di gravi difficoltà, decisero che i sussidi da aggiungere ai salari avrebbero dovuto essere attribuiti secondo una scala dipendente dal prezzo del pane, in modo da assicurare un reddito minimo ai poveri indipendente dai loro guadagni. (…) Questa era intesa come misura di emergenza e fu introdotta in modo informale; anche se fu comunemente chiamata “legge”, questa scala non fu mai espressa attraverso una legge, tuttavia molto presto essa si diffuse nella maggior parte delle regioni rurali ed anche in molti distretti manifatturieri.  Essa introduceva un innovazione sociale ed economica come quella del “diritto di vivere” e fino a che non fu abolita nel 1834 essa impedì l’istituzione di un mercato del lavoro.

Due elementi però rovesciarono le aspettative del reddito minimo garantito: da una parte la classe media si era aperta la via al potere proprio per rimuovere quest’ostacolo alla nuova economia capitalistica, dall’altra il “diritto di vivere” appena sancito si rivelò una trappola mortale.

Perché il reddito minimo garantito si dimostrò una trappola?

Prima dell’introduzione della Speenhamland Law in Inghilterra vigevano le cosiddette Poor Laws. Con quest’ultime i poveri erano costretti  a lavorare per qualunque salario essi potessero ottenere e soltanto coloro che non potevano ottenere lavoro avevano diritto al sussidio; un sussidio come integrazione del salario non fu né pensato né dato. Con la Speenhamland Law un individuo veniva aiutato anche se aveva un lavoro fintantoché il suo salario ammontava a meno del reddito famigliare che gli era assegnato dalla scala. Visto che per di più nelle zone rurali il padrone poteva procurarsi il lavoro quasi con qualunque salario, quest’ultimo risultava sistematicamente più basso rispetto a quello assegnatogli dalla Speenhamland Law. Nessun lavoratore aveva quindi alcun interesse materiale nel soddisfare il suo datore di lavoro, il suo reddito essendo lo stesso qualunque fosse il salario che egli guadagnava. Nel giro di pochi anni la produttività del lavoro cominciò a sprofondare al livello del lavoro per gli indigenti (disoccupati obbligati a lavorare nelle workhouses) fornendo ai datori di lavoro un’altra ragione per non aumentare i salari al di sopra della scala.

Nessuna misura fu mai più universalmente popolare della Speenhamland law. I genitori venivano liberati dal peso economico dei loro figli e i figli non erano più dipendenti dal peso economico dei genitori; i datori di lavoro potevano ridurre i salari a volontà (essi erano incentivati ad abbassare al minimo i salari sapendo che il pubblico sarebbe comunque intervenuto a sostegno dell’indigente) e i lavoratori erano al sicuro dalla fame sia che lavorassero sia che non lavorassero.  Quanto ai contribuenti, essi furono lenti nel rendersi conto di ciò che sarebbe successo per i contributi in un sistema che proclamava il diritto di vivere sia che un uomo si guadagnasse un salario o no. Alla lunga il risultato fu agghiacciante.  Per quanto occorresse del tempo prima che il rispetto di sé dell’uomo comune cadesse così in basso da preferire il sussidio per i poveri al salario, i salari che venivano integrati per mezzo di fondi pubblici erano in numero illimitato tanto da spingerlo a sostenersi ad essi. In poche parole il sistema del salario minimo condusse ad un circolo vizioso che spinse ovviamente i salari al ribasso e la gente, soprattutto nelle campagne, a cadere in miseria.

Se i lavoratori fossero stati liberi di unirsi per il perseguimento dei loro interessi, il sistema dei sussidi avrebbe potuto naturalmente avere un effetto contrario sul livello dei salari che al contrario scendevano gradualmente verso lo zero, portando il loro peso interamente sulle spalle della comunità . L’azione delle trade-union e le loro capacità di negoziazione ne avrebbero tratto beneficio. Questa era forse dunque una delle ragioni chiave delle ingiuste Anti-Combinations Laws del 1799-1800, che appunto impedivano ai lavoratori di unirsi in associazioni di rappresentanza: vale a dire limitare le rivendicazioni salariali.  Se non fossero state approvate le Anti-Combination Laws la Speenhamland Law avrebbe potuto avere l’effetto di far crescere i salari invece che abbassarli. Esse non furono revocate per un quarto di secolo e il sistema venutosi a creare condusse all’ironico risultato che il “diritto di vivere” finanziariamente affermato finì con il rovinare la gente che esso era evidentemente destinato a soccorrere. Speenhamland era destinato a prevenire la proletarizzazione della gente comune o almeno a rallentarla. Il risultato fu semplicemente l’impoverimento delle masse che nel processo quasi persero la loro forma umana.

Né i governanti, né i governati dimenticarono mai la lezione di quel paradiso degli sciocchi. Nel 1834 il “diritto di vivere” fu abolito e nacque così in Inghilterra un mercato concorrenziale del lavoro. Il Reform Bill del 1832 e il Poor Law Amendment del 1834 furono comunemente considerati come il punto di partenza del capitalismo moderno. Ora ci si aspettava che da un momento all’altro la gente si sostenesse da sola, il lavoratore era privo di un suo rifugio nella società. Il mercato del lavoro avrebbe causato lo sradicamento delle persone dalle proprie terre (visto che anche il sistema di lavoro legato alle parrocchie locali si era sgretolato) e avrebbe assoggettato la società del XIX secolo alle atrocità delle workhouses. Si passò quindi da un opposto all’altro ed il punto di partenza di tutto ciò fu la Speenhamland Law.

Ovviamente tutto ciò non basta a mettere in cattiva luce l’istituzione di un reddito minimo garantito. Quello che si evince è che, da una parte il sistema era stato fondato su un principio difettoso, quello dell’aggiunta di contributi pubblici ai salari (e qui potrebbe magari nascere uno spunto di riflessione su come oggi gli incentivi statali all’impiego, sottoforma di sgravi fiscali alle imprese, possano influenzare al ribasso il livello medio di salari), dall’altra il potere politico della classe medio – alta era riuscito ad impedire ogni tipo di rivendicazione della classe lavoratrice (le trade unions furono riconosciute solo alla fine del secolo, 1870, quando ormai i danni della creazione di un mercato del lavoro concorrenziale erano già stati fatti).

Imposta negativa. La nuova Speenhamland Law proposta da Milton Friedman?

I fatti sopra descritti e tratti dal capitolo VIII del “La grande trasformazione” di Karl Polany costituiscono uno spunto di riflessione sulle varie forme di reddito garantito che potrebbero essere implementate. Gli errori commessi nell’implementare tale sistema  fanno sorgere dubbi su come oggi si voglia mettere in pratica un reddito di base. Oggi la letteratura economica, e non la politica, discute molto sul metodo di pagamento (continuo o una tantum), sull’ammontare (sotto la soglia della sussistenza o in linea con essa), e sugli individui che dovrebbero trarne beneficio (c’è chi sostiene un reddito garantito solo per i più poveri, e vede in ciò il metodo giusto se non si vuol percorrere la via dello spreco di risorse; c’è chi sostiene un reddito garantito incondizionato per tutti i cittadini, come avviene già in Alaska, e vede in ciò un elemento chiave per snellire il sistema della pubblica  amministrazione). Tutti i vari sistemi propositi nascondono degli elementi positivi o negativi a seconda del punto di vista ideologico da cui si guarda l’argomento. Non voglio fare qui una rassegna di tali metodi – che però è possibile trovare in rete (ad es.: Basic Income Worldwide – Horizons of reforms, M.C. Murray e C. Pateman) – ma un modello di reddito che potrebbe avere effetti nefasti sulla società così come la Speenhamland law del 1795 fece, è il Negative Income Tax (NIT).

Quest’ultimo è il sistema di reddito minimo garantito proposto dai liberali. Esso prende il nome di Imposta Negativa (Negative Income Tax, NIT), e viene così descritto da Milton Friedman nel suo “Capitalismo e libertà” (1962): sotto un sistema NIT, se il reddito di un individuo non raggiunge un determinato livello, l’individuo riceve attraverso il sistema fiscale nazionale, un credito (negative tax), anziché pagare imposte al governo.  Non notate voi una certa somiglianza di principio tra l’imposta negativa e la Speenhamland Law? In entrambi i sistemi vi è una sorta di incentivo statale, una sorta di addizzionalità di risorse pubbliche a redditi che non raggiungono una determinata soglia di sussistenza. Non si correrebbe quindi il rischio di rivedere la stessa corsa al ribasso dei salari già vissuta nell’Inghilterra del XVIII secolo, soprattutto considerando il tasso di liberalizzazione del mercato del lavoro statunitense?

E’ possibile aspettarsi oggi un effetto positivo sul livello dei salari in seguito all’implementazione di un reddito minimo garantito?

Le limitazioni alle rivendicazioni delle classi lavoratrici esistono ancora e mentre nel 1799 erano rappresentate dalle Anti-Combination laws, oggi esse sono rappresentate dall’eccessiva capacità delle aziende a delocalizzare i loro impianti produttivi in paesi in cui i costi salariali sono infinitamente più bassi (risultato evidente di tale fenomeno è il processo di deindustrializzazione europeo degli ultimi 30 anni). Un altro freno alle rivendicazioni salariali, che renderebbe nullo l’effetto del salario minimo garantito sulle rivendicazioni salariali è il “vincolo esterno” dovuto all’unione monetaria europea; oggi uno Stato europeo per poter recuperare la sua competitività non potendo disporre di sovranità monetaria, ha una sola soluzione: ridurre i salari (come sta accadendo oggi nei paesi del sud d’europa, e come ahimè succede anche in Germania; per approfondimenti: “Il Tramonto dell’euro”, Alberto Bagnai, 2012).

Pertanto ci sembra chiaro come il reddito minimo garantito necessità oggi di una discussione più approfondita, un vero dibattito sui metodi di implementazione, sugli effetti che esso causerebbe soprattutto in una situazione economica in cui gli interessi delle classi medio-basse continuano ad essere fortemente limitati da politiche di austerità appannaggio delle classi dominanti.

L’austerità è di destra, titola Emiliano Brancaccio nel suo libro omonimo; purtroppo – aggiungerei io – essa viene anche professata da forze politiche di sinistra. Ecco perché oggi quando si parla di reddito minimo garantito bisogna far ben attenzione non solo a chi lo professa ma anche a come vorrebbe implementarlo. Karl Polany ci insegna che il reddito minimo incondizionato ha portato a sconvolgimenti nefasti nella società inglese prima, ed europea poi. Quindi attenti al reddito minimo garantito friedmaniano!!!

Per fortuna però Polany ci ispira un leggero ottimismo. La Speenhamland Law fu il punto di partenza dello sconvolgimento sociale vissuto dalla nascita del mercato del lavoro concorrenziale. Ma grazie a questo si formò la nostra coscienza sociale e nacque un processo di auto protezione della società: nacquero leggi sulle fabbriche, una legislazione sociale e sorse un movimento politico e sindacale della classe lavoratrice.

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Potrebbe interessarti: “Immaginare un reddito minimo garantito per tutti“, di Mona Chollet, traduzione a cura di pensiero meridiano.

Fonti:

La grande trasformazione“, Karl Polany, 1944

Capitalismo e Libertà“, Milton Friedman, 1962

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