Un surrogato (un Ersatz): Horacio Verbitsky accusa Jorge Mario Bergoglio

Se Papa Pio XII ricevette finanziamenti dalla CIA per sostenere la Democrazia Cristiana e impedire la vittoria comunista alle prime elezioni italiane del dopoguerra, e se Wojtyla fu l’ariete che apri il primo spiraglio nel muro di Berlino, il papa Argentino potrà giocare lo stesso ruolo nel mondo latinoamericano.

Di Horacio Verbitsky – pubblicato su Página/12 15.03.2013

titolo originale: Un Ersatz – Traduzione e adattamento di Pensieromeridiano

Horacio Verbitsky, scrittore e giornalista argentino nato a Buenos Aires nel 1942, figlio di un noto giornalista latinoamericano, Bernardo Verbitsky. E’ Presidente del “Centro studi giuridici e sociali” di Buenos Aires e membro del direttivo di “Human Rights Watch – Americas”. Sua la famosa definizione “Il giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia. Il resto è propaganda”. Giornalista dai 18 anni, ha collaborato con i quotidiani Clarin, New Tork Times, Wall Street Journal, El Pais, e Página/12, da cui è tratto questo articolo.

Con più di venti libri alle spalle, Verbitsky ha passato gran parte della sua vita a raccogliere e riportare alla luce le memorie di un’Argentina ferita da una dittatura spalleggiata da una parte delle gerarchie cattoliche, colpevole di aver a lungo taciuto sulle tante sparizioni di personaggi invisi al regime. Ha raccontato una parte delle colpe della Chiesa argentina nel libro “L’isola del Silenzio”. 

 
Jorge Mario Bergoglio, eletto papa come Francesco I

Jorge Mario Bergoglio, eletto papa come Francesco I

Quello che caratterizza Bergoglio, secondo l’autore, è che riunisce in sé due tratti all’apparenza contraddittori, ma già presenti in alcuni papi, tra cui Giovanni Paolo II e Pio XII: l’essere un conservatore radicale ma con una forte sensibilità sociale. Ma il nuovo papa non sarà altro che un surrogato, un “ersatz”. Un gesuita vestito da francescano, ma che del santo di Assisi porta solo il nome. E che potrebbe essere la chiave di volta per aprire ancor di più l’America Latina all’egemonia cattolica, con un ruolo simile a quello di Giovanni Paolo II per i paesi dell’Est Europa all’indomani della caduta del muro e a papa Pacelli in Italia, nell’immediato dopoguerra.

L’articolo originale:

Tra le centinaia di chiamate e e-mails ricevute, ne scelgo una. « Non posso crederci. Sono cosi sconvolta e arrabbiata, che non so cosa fare. Ha ottenuto quello che voleva. Sto vedendo Orlando in TV, in sala da pranzo, che già da qualche anno diceva  “vuole diventare papa”. E’ la persona piu indicata per coprire il marciume. E’ un esperto nel dissimulare. Il mio telefono non cessa di suonare, Fito mi ha parlato piangendo ». Parole di Graciela Yorio, la sorella del sacerdote Orlando Yorio, che denuncio Bergoglio come responsabile del suo rapimento e delle torture che patì per 5 mesi, nel 1976. Il Fito che l’ha chiamata, sconsolato, è Alfonso Yorio, suo fratello. Entrambi hanno dedicato molti anni della propria vita a portare avanti le denunce di Orlando, un teologo e sacerdote terzomondista, morto nel 2000, avendo come incubo quello che ieri è diventato realtà. Tre anni prima, il suo incubo era stato nominato arcivescovo coadiutore di Buenos Aires.

Orlando Yorio non ha vissuto abbastanza per ascoltare la dichiarazione di Bergoglio davanti al Tribunal Oral Federal 5. In quell’occasione sostenne che era venuto recentemente a conoscenza dell’esistenza di casi di bambini scomparsi dopo la fine della dittatura. Tuttavia il Tribunal Oral Federal 6, che ha giudicato il piano sistematico di appropriazione di figli dei detenuti-desaparecidos, aveva ricevuto documenti indicanti che già nel 1979 Bergoglio era consapevole della situazione e che intervenne in modo attivo nella vicenda, almeno in un caso, su sollecitazione del suo superiore, Pedro Arrupe. Dopo aver ascoltato il racconto dei familiari di Elena de la Cuadra, sequestrata nel 1977, al quinto mese di gravidanza, Bergoglio avrebbe consegnato un documento al vescovo ausiliare di La Plata, Mario Picchi, chiedendogli di intercedere presso il governo militare. Picchi scoprì che Elena aveva dato luce a una bambina, la quale era stata affidata ad un’altra famiglia. “Si trova presso una famiglia perbene e non tornerà indietro”, avrebbe comunicato alla famiglia.

Dichiarandolo per iscritto nella causa della ESMA (Escuela Superior de Mecánica de la Armada, il più grqnde centro di detenzione di oppositori del regime argentino, ndt), a proposito del sequestro di Yorio e anche del gesuita Francisco Jalics, Bergoglio disse che nell’archivio episcopale non c’erano documenti sui detenuti  scomparsi. Tuttavia il suo successore, l’attuale Presidente, José Arancedo, inviò al Giudice Martina Forns una copia del documento sull’incontro del dittatore Videla con i vescovi Raul Primatesta, Juan Aramburu e Vicente Zazpe, nel quale fu discusso con straordinaria franchezza su cosa si doveva dire e cosa non dire sui detenuti scomparsi,  che  erano stati assassinati, dal momento che Videla voleva proteggere chi li aveva uccisi. Nel suo libro “Chiesa e dittatura”, Emilio Mignone indica Bergoglio come esempio di  un pastore  che consegna le pecore al loro nemico, senza difenderle. Bergoglio mi raccontò che in una delle sue prime messe da arcivescovo cercò di avvicinare Mignone per dargli spiegazioni, ma il presidente fondatore del CELS alzò la mano indicandogli di fermarsi.

 Non sono sicuro che Bergoglio sia stato eletto per coprire il marciume che ha ridotto all’impotenza Joseph Ratzinger. Le lotte interne della curia romana seguono una logica cosi imperscrutabile che i fatti più oscuri sono in genere attribuiti allo spirito santo, sia che si tratti delle manovre finanziarie per le quali lo IOR é stato escluso dal meccanismo del clearing internazionale, dal momento che non ottempera alle normative per il controllo del riciclaggio del denaro, sia che si tratti dei casi di pedofilia che si sono verificati a livello mondiale e per i quali Ratzinger ha chiesto perdono in quanto Massimo rappresentante della Chiesa Cattolica. Non mi sorprenderebbe che Bergoglio, con il pennello in mano,  iniziasse una crociata moralizzatrice per imbiancare i sepolcri degli apostoli.

Quello di cui sono sicuro è che il nuovo vescovo di Roma sarà un surrogato, un succedaneo di scarsa qualità, come l’acqua con la farina che le madri indigenti usano per ingannare la fame dei propri figli. Il teologo della Liberazione brasiliano Leonardo Boff, escluso dal sacerdozio da Ratzinger, coltivava la speranza che sarebbe stato eletto il francescano di origini irlandesi Sean O’Malley, che regge la diocesi di Boston, piegata dai tanti indennizzi pagati a bambini molestati dai sacerdoti. « Si tratta di una persona molto legata ai poveri, avendo lavorato molto nei Caraibi e in America Latina, sempre a contatto con gli umili. E’ un segnale di quello che potrebbe essere un papa davvero nuovo, un papa di una nuova tradizione » ha scritto l’ex-sacerdote. Invece sul trono di Pietro non si siederà un vero francescano, bensì un gesuita che si farà chiamare Francesco, come il santo di Assisi. Una amica argentina mi scrive confusa da Berlino dove, secondo i tedeschi, che non conoscono la sua storia, il nuovo papa è un terzomondista. Che casino.

La biografia  di Bergoglio è quella di un populista conservatore, come lo sono stati Pio XII e Giovanni Paolo II: inflessibili sulle questioni dottrinali, ma con un’apertura verso mondo e sopratutto, verso le masse di diseredati. Quando celebrerà la sua prima messa in una via di Trastevere o nella stazione Termini di Roma, e parlerà delle persone sfruttate dagli insensibili che hanno chiuso il loro cuore a Cristo, quando i giornalisti amici racconteranno che ha viaggiato in metro o in bus, quando i fedeli ascolteranno le sue omelie recitate con i gesti di un attore nelle quali le parabole bibliche coesisteranno con la parola chiara del popolo, ci sarà chi si dichiarerà entusiasta della tanto invocata rinnovazione ecclesiastica. Nei tre lustri durante i quali era a capo della Arcidiocesi di Buenos Aires, ha già dato prova delle sue capacità di fare. Ma al tempo stesso ha cercato di unificare l’opposizione contro il primo governo che, dopo molti anni,  ha adottato una politica a favore dei ceti più poveri, e l’ha accusato di essere irritante  e conflittuale perché per arrivare al governo ha dovuto accettare compromessi con quei potenti che lui aveva rimproverato.

Adesso potrà farlo su un’altra scala, ma questo non implica che lascerà l’Argentina alle spalle. Se Papa Pacelli ricevette finanziamenti dalla CIA per sostenere la Democrazia Cristiana e impedire la vittoria comunista alle prime elezioni italiane del dopoguerra, e se Wojtyla fu l’ariete che apri il primo spiraglio nel muro di Berlino, il papa Argentino potrà giocare lo stesso ruolo nel mondo latinoamericano. I suoi trascorsi nella Guardia de Hierro (il settore giovanile del Comando Nacional Peronista, ndt), il suo atteggiamento populista che non ha dimenticato, e con il quale potrebbe sostenere e fare proprie battaglie come quella delle Isole Malvine, gli consentono di contestare la direzione di questo processo, per apostrofare gli sfruttatori e predicare mansuetudine presso gli sfruttati.

fonte: Horacio Verbitsky, “Un Ersatz” – Página/12, 15/03/2013

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