Trollmann, il pugile zingaro che sfidò il Terzo Reich

Una storia ricca di emozioni, una storia di lotta contro la violenza del potere, contro la violenza della stupidità. Johann Trollman, pugile zingaro che per difendere la sua dignità ha eroicamente umiliato il prepotente. Pagherà poi il prezzo di tale affronto con la deportazione.

Qui di seguito vi propongo degli estratti di un articolo scritto da Roberto Brunelli su l’Unità.

Rukelie - Johann Trollman

Rukelie – Johann Trollman

Berlino, 1933. Danzava, lo zingaro. E vinceva. Saltellava, colpiva veloce: come molti anni dopo avrebbe fatto Mohammed Alì, tanto per dire. Johann Trollman era un eroe. Era fascinoso, con quei riccioli scuri, era elegante. Aveva stile. Lo amavano le donne, le celebrità si accalcavano in prima fila per assistere ai suoi match. La gente si scalmanava, i titoli dei giornali erano sempre per lui. Una carriera folgorante, quella di Trollmann, detto “Rukelie”. Campione tedesco dei pesi medi: lo scontro per il titolo con Adolf Witt è leggendario. Dopo sei round, l’ariano Witt, una specie di colosso inamovibile, era a pezzi. In prima fila c’è un gerarca nazista, tale Georg Radamm, presidente dell’associazioni pugili tedeschi, che ordinò di annullare l’incontro. Il pubblico esplose di rabbia, invase il ring e difese il proprio campione: gli gettarono al collo la corona, i nazisti sfiorarono il linciaggio. Trollmann pianse. Di felicità.

Trollmann combatteva sia nei pesi medi che nei mediomassimi. Quasi sempre aveva la meglio sugli avversari di categoria superiore, grazie ad uno stile che all’epoca era pura avanguardia: veloce sulle gambe, quasi danzante, colpi brevi e formidabili. Roba «animalesca», secondo le camicie brune, «effeminata», niente a che vedere con «il vero pugilato ariano». Come non bastasse, dato che Johann era sinti, non era accettabile l’affronto del titolo vinto contro Adolf Witt. Così, una settimana dopo quel 9 giugno in cui Rukelie ebbe il titolo, il titolo gli fu tolto. Con una motivazione ridicola: le lacrime – di gioia – che gli erano corse sulle guance non erano «degne di un vero pugile». Un «comportamento pietoso», fu l’espressione usata dall’associazione dei pugili, già completamente assoggettata al partito nazionalsocialista. Ma non bastava.

Lo «zingaro» era troppo famoso, troppo amato, e certo non era conforme ad una visione ariana dello sport. L’affronto della vittoria contro Witt doveva essere vendicato. Fu organizzato un nuovo incontro, questa volta contro Gustav Eder, che successivamente sarà campione europeo: una sconfitta annunciata, anzi preparata con cura. Proibirono a Trollmann di muoversi dal centro del ring, gli dissero che se avesse «danzato» schivando i colpi gli avrebbero tolto la licenza. Johann doveva perdere, e basta. Johann lo sapeva. 

Quel che segue fa di Trollmann uno dei più straordinari eroi della storia dello sport. Un eroe tragico, quasi nel senso greco del termine: “Rukelie” si presentò sul ring con i capelli tinti di biondo-oro e con tutto il corpo cosparso di farina. Consapevole di andare a farsi massacrare, con questo gesto provocatorio e smisurato coraggio si prese gioco di tutta la retorica del «combattente ariano» con cui la propaganda nazista aveva gonfiato e avvelenato il paese: piantato come una quercia, per cinque round venne preso a cannonate da Eder, finché non crollò a terra, avvolto da una nube candida di farina che si alzò per aria.

Una storia tragica e simbolica, una storia di un eroe che decise di opporsi con semplicità al sopruso e all’abuso di potere. Rukelie avrebbe potuto continuare a combattere, avrebbe potuto salvarsi forse dalla deportazione, avrebbe potuto trovare un compromesso e magari scappare da quel paese ingrato nei confronti di chi era diverso. Invece no. Rukelie decise di fare qualcosa di grande, consapevole che il gesto avrebbe avuto molto più valore, avrebbe dato dignità al suo popolo, vittima di soprusi da secoli. Rukelie non si limitò a “tagliar la corda”, proteggendo la sua vita ed i suoi interessi. Rukelie corse il rischio di prendere una posizione, non voltò le spalle a tutti coloro che ogni giorno vivevano le stesse ingiustizie e le stesse offese. Rukelie non decise di correre da solo, lui decise di fermarsi, guardarsi attorno, guardare gli umiliati negli occhi e umiliare il prepotente. E’ questa la bellezza romantica della storia di Trollmann. Lui lottò per gli altri.

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